Lo studio internazionale di architettura e design Woods Bagot ha ideato un nuovo approccio innovativo, ispirato al gioco Jenga, per il riutilizzo adattivo di edifici urbani adibiti a uffici ormai obsoleti, il cui futuro è a rischio poiché i proprietari faticano a mantenerli a causa della mancanza di capitali.
I dati del Property Council of Australia confermano che gli edifici per uffici più vecchi e di qualità inferiore, dotati di minori servizi e con standard ambientali, sociali e di governance (ESG) più bassi nei centri di Sydney e Melbourne, stanno perdendo inquilini a un ritmo insostenibile.
I dati sull'occupazione degli uffici di classe B forniti da Cushman & Wakefield rivelano che a luglio 2022 il tasso di sfitto degli uffici di classe B a Melbourne ha raggiunto il 17,4%, un valore nettamente superiore a quello degli edifici di fascia alta.
Il divario si sta ampliando in entrambe le città, poiché le aziende si stanno trasferendo in locali di qualità superiore, attratte da generosi incentivi sugli affitti, nel tentativo di riportare i propri dipendenti in ufficio dopo le interruzioni del lavoro causate dal COVID-19.
Cassandra Fahey e Wuff Keeble, di Woods Bagot, hanno deciso di rivoluzionare l'attuale modo di concepire l'ambiente di lavoro, mettendo in primo piano i loro diversi background ed esperienze.
Cassandra Fahey, responsabile del reparto di interior design, Woods Bagot
Fahey sostiene che sia necessario migliorare i servizi offerti dagli edifici più vecchi per renderli attraenti agli occhi degli inquilini e garantire che rimangano competitivi dal punto di vista commerciale.
«È importante anche che le nostre città mantengano una varietà di tipologie edilizie, non solo piccoli palazzi vittoriani. I nostri edifici e la nostra città devono essere vivibili», afferma Fahey, responsabile del reparto di interior design dello studio Woods Bagot di Melbourne.
«Il miglioramento dei servizi è la risposta a una sfida che il mondo del lavoro post-pandemia deve affrontare in tutti i tipi di edifici. Il riutilizzo adattivo di edifici moderni e della metà del secolo scorso sottoutilizzati è fondamentale per garantire che rimangano al passo con le esigenze dell'ambiente lavorativo contemporaneo.»
Occorre inoltre tenere conto degli ostacoli normativi in materia di edilizia sostenibile, dato che il Comune di Melbourne sta promuovendo la riqualificazione di 77 immobili nel centro città all'anno per la realizzazione di appartamenti e uffici.
«È un momento che dovrebbe indurci a riflettere su come determiniamo il valore degli immobili», afferma Fahey
«Riusciremo ad andare oltre la visione dell’agente immobiliare, incentrata esclusivamente sui metri quadrati affittabili, e a spingere i proprietari degli immobili ad abbracciare questa nuova modalità? Un indice dell’aria fresca, un indice dei servizi pubblici?»
Per rendere possibile tutto ciò, Woods Bagot ha ideato quello che definisce l’«approccio Jenga» al riutilizzo adattivo.
Fondamentalmente, questo «Programmatic Mix» deve rappresentare una revisione radicale del modello di ufficio esistente, volta a migliorare l'esperienza dell'utente attraverso una combinazione di vita, lavoro, riposo e svago, all'interno di una struttura a più livelli e non convenzionale.
A tal proposito, Fahey descrive «Fairy Jenga» come un progetto di riutilizzo adattivo che offre a questi edifici «molto più di un semplice restyling», permettendo alla loro anima di risplendere.
Come prototipo, Woods Bagot ha puntato l’attenzione su Queen Street a Melbourne, dove abbondano gli edifici che necessitano di questa cura.
In un caso di studio che prende in esame un edificio non specificato nel quartiere di Queen Street, l'approccio Jenga può essere applicato con ottimi risultati.
Con l’approccio "Jenga" si crea uno spazio vuoto che offre l’opportunità di un nuovo mix programmatico.
L'attenzione rivolta al coinvolgimento dello spazio pubblico rende il piano terra aperto, creando fluidità e favorendo la circolazione all'interno dell'ambiente.
È un riferimento al famoso gioco in cui si costruisce una torre con 54 blocchi di legno, tre per ogni livello, che i giocatori devono rimuovere uno alla volta.
Immaginare gli edifici più vecchi come una pila di mattoni e la loro riqualificazione come un'operazione intelligente e meticolosa di rimozione di alcuni elementi in punti strategici, per far entrare la luce e creare spazi sociali.
«Se pensassimo agli edifici esistenti come a una torre di Jenga, il processo di rimozione di ogni singolo blocco sarebbe un processo di rivelazione», afferma Fahey.
«Scolpiamo il volume creando uno spazio in cui la suddivisione può avvenire sia in senso orizzontale che verticale. Eliminando parte della massa tramite incisioni, si apre la possibilità di un nuovo “mix programmatico”.»
Un piano terra accogliente favorisce l'interazione con le altre zone e il tetto si anima.
Smussando gli angoli e i contorni netti del contesto urbano, favorisce il movimento e la connettività, aprendo nuove vie di esplorazione.
Il progetto sfrutta il bordo dell'edificio, intagliandolo per creare un passaggio curvo e più organico che attraversa l'edificio stesso, rafforzando così la coesione tra lo spazio pubblico e quello privato.
Si registra inoltre un forte aumento di quelli che Fahey definisce «pulsanti di pausa commerciali»: si tratta di spazi che esulano dai confini della produttività, ma che spesso rappresentano proprio quella tregua necessaria per trovare l'ispirazione.
Sono luoghi dove prendere un caffè, fermarsi ad ammirare opere d'arte, con comodi divani dove sedersi con un collega o incontrare un amico che lavora anch'egli nel centro città.
Si crea una contaminazione reciproca tra lavoro e vita privata, e settori un tempo distinti si fondono in un'unica offerta di tipo "club".
«Le pareti si dissolvono per far entrare la luce del sole», dice Fahey. «I pavimenti si dissolvono per far entrare l’amore. Ci si libera dei vecchi materiali. Ci si libera dei vecchi schemi. Ci si libera dei vecchi pensieri», dice Fahey.
«Melbourne City riceve una sferzata di energia. Per rendere la nostra città più sana. Per farla risplendere.»
Per dare vita a questa visione del nostro patrimonio sottoutilizzato, Woods Bagot propone un connubio armonioso tra proprietario e gestore e la forza creativa degli architetti, affinché possano suggellare l'accordo e testimoniare le promesse.
Richieste da parte dei media: Tili Bensley-Nettheim: Contenuti e comunicazione (Australia e Nuova Zelanda)
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